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Parrocchia - Appuntamenti

Il Papa ha riconosciuto le virtù eroiche

di don Ambrogio Grittani!

Il 26 gennaio, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Rev.ma il Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti alcuni Venerabili, Beati e Santi.

Tra questi abbiamo la gioia del decreto riguardante don Ambrogio Grittani: “Le virtù eroiche del Servo di Dio Ambrogio Grittani, Sacerdote diocesano e Fondatore delle Oblate di San Benedetto Giuseppe Labre; nato a Ceglie del Campo (Italia) l’11 ottobre 1907 e morto il 30 aprile 1951 a Molfetta (Italia).”

Il commento di Suor Anna Coletti, Madre generale delle Oblate: “Carissimi, la straordinaria, emozionante notizia che aspettavamo: don Ambrogio è Venerabile! Il Santo Padre ha firmato il decreto e su questo sigillo ha inizio la venerazione pubblica da parte del Popolo di Dio. La santità di don Ambrogio diviene strada luminosa e maestra: un dono inestimabile per l’Opera e per la Chiesa! Raccogliamoci in preghiera di lode e ringraziamento al Signore, a quanti si sono impegnati, a quanti hanno pregato. Un abbraccio di gratitudine a tutti».

Agenda Febbraio

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Don Ambrogio Grittani (1907 - 1951), detto "il sacerdote degli accattoni", fondatore delle case di riposo dell'Istituto Suore Oblate di San Benedetto Giuseppe Labre.

Apostolo del sud, sacerdote degli accattoni, padre dei poveri, contemplativo dell'Eucarestia, don Ambrogio Grittani è vissuto e ha operato nella prima metà del nostro secolo, facendosi carico, delle situazioni di povertà e di degrado morale e sociale, conseguenze di un'epoca attraversata da due guerre mondiali.  Don Ambrogio nacque a Ceglie del Campo l'11 ottobre 1907, da Michele Grittani, dinamico commerciante del paese, e da Chiara Carone, figlia di proprietari terrieri di Bitritto. Ultimo di sei figli, rimasto orfano di entrambi i genitori fin dalla tenera età di quattro anni, quando perse la madre, il padre era deceduto un anno prima. Gli orfani si trasferiscono a Bitritto in casa dei due fratelli scapoli della madre.

Il giorno della Prima Comunione segnò - come egli scrisse - l'inizio di una "forte amicizia" e di un "legame eterno", sigillato da un "patto di amore" in cui il ragazzo diventato il "piccolo crociato di Gesù", si impegnava a diffondere la Fede, la Purezza e l'Amore all'Eucarestia e a sollevare i miseri della terra (Il piccolo crociato di Gesù).

Nel 1918 entrò nel Seminario arcivescovile di Bari, dove la vivacità del carattere trovò equilibrio con l'inclinazione alla riflessione e alla preghiera.
Nel 1924 passò nel Pontificio Seminario Regionale di Molfetta.
Così egli si preparò al sacerdozio con tutto lo slancio del suo ardimentoso temperamento: "Divenuto Sacerdote dovrò lanciarmi sotto qualsiasi forma di ministero, alla conquista delle anime".
Il 25 luglio 1931 don Ambrogio venne ordinato sacerdote nella Parrocchia di San Giuseppe, a Bari. Qualche mese dopo, il 10 ottobre 1931, conseguì la laurea in teologia, presso il Collegio teologico dell'Università romana degli studi e dopo due anni di apostolato come vice parroco della Chiesa matrice di Bitritto, nel novembre del 1933 si trasferì a Milano per frequentare la facoltà di lettere classiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Negli anni successivi egli seppe conciliare l'insegnamento dei latino nel Seminario Regionale di Molfetta con la collaborazione pastorale nella Parrocchia dei Sacro Cuore.
Fu ad Assisi, durante un corso di esercizi spirituali nell'agosto del 1941, che egli, nel desiderio di partecipare più intimamente al mistero eucaristico, maturò il proposito di dedicarsi totalmente ai più poveri del tempo, agli accattoni.

"Dopo una profonda riflessione, finalmente decisi: i poveri accattoni saranno il mio campo di lavoro: li amerò, li difenderò, consacrerò la mia vita a santificarli e a nobilitarli, farò loro dimenticare i tormenti di una vita senza luce e senza speranze. Darò loro casa, affetto e una serena vecchiaia".
Escogitò molte iniziative per poter offrire il pasto quotidiano ai poveri, ma quante critiche si dovette addossare!  Quando cominciò a vendere i terreni ereditati, alcuni concittadini di Bitritto commentarono: "Se aprissero gli occhi i suoi antenati! Che ne sa lui dei sacrifici dei suoi morti?".  Tuttavia don Ambrogio sapeva bene che le opere di Dio sono contornate da sofferenze: per questo egli affrontava con coraggio le critiche e le chiamava: "Le carezze di Dio".  Quando morì era il 30 aprile del 1951, ad ottobre avrebbe compiuto 44 anni.  "Andate avanti!", egli disse alle Oblate, a sua sorella, ai suoi collaboratori, affidando loro un'eredità spirituale.

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